Spazio Diamante: con Francesco Pupa un viaggio intenso nella memoria e nella lotta alla mafia

“Al posto sbagliato. Storie di bambini vittime di mafia”. La recensione della prima del 20 marzo
In scena al Teatro Spazio Diamante fino al 23 marzo 2025.

Ieri sera, allo Spazio Diamante, ha debuttato “Al posto sbagliato“, un’opera intensa che affonda le radici nella memoria storica e civile del nostro Paese. Lo spettacolo, diretto e interpretato dal magistrale Francesco Pupa, è un viaggio nella storia delle mafie, dal loro oscuro atto di nascita fino ai giorni nostri, passando per le vittime innocenti che hanno pagato il prezzo più alto: i bambini.

Sul palco, la narrazione si fa corale, intrecciando la storia delle origini della mafia con le testimonianze di chi ne ha subito la violenza. Il pubblico è posto di fronte al dramma di un ex affiliato che rivive il lutto per il figlio ucciso durante le elezioni, e alle storie dei figli di lavoratori e sindacalisti, colpevoli solo di essersi opposti al potere mafioso. La spietatezza del “codice d’onore” si manifesta in un ulteriore omicidio, punizione per un affronto alla moglie di un boss.

Lo spettacolo si fa testimone delle prime vittime delle mafie e delle grandi stragi che hanno insanguinato l’Italia: da Capaci a via D’Amelio. La memoria si trasforma in un grido di giustizia, un monito per le nuove generazioni.

Francesco Pupa domina la scena con una presenza scenica straordinaria. Il dolore, la rabbia e la disperazione delle vittime risuonano attraverso la sua interpretazione, tanto intensa da rendere palpabile la sofferenza. Attorno a lui, la scenografia curata da Jacopo Andrea Caruso si trasforma incessantemente: dodici cubi che diventano luoghi simbolici, un bancone, un altare, una croce, un pozzo, una porta di calcetto – testimoni di vite spezzate troppo presto. Le luci, studiate con precisione da Lindo Nudo, accompagnano le emozioni in scena, mentre i suoni e le musiche evocano il dolore e la tensione della narrazione.

“Al posto sbagliato” non è solo uno spettacolo: è un monumento alla memoria, un atto di resistenza contro l’oblio. Parlare di mafia è un dovere, e quest’opera lo fa con la forza della verità e della consapevolezza. Perché solo conoscendo la storia delle vittime si può immaginare un futuro senza carnefici. Lo spettacolo nasce, infatti, dal libro di Bruno Palermo e vuole essere un monito e uno strumento di conoscenza, soprattutto per le nuove generazioni.

Su.St.

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